Roberta Giangrande

Roberta Giangrande

psicologa clinica, sessuologa, analista junghiana

Trattamenti medici per La Peyronie

Farmaci orali e iniezioni all’interno delle lesioni
Autori: Dott.ssa Roberta Giangrande, Dott. M. Manenti, Dott. ssa M. Tagliabue, Dott. P. M. Vaccari

Poiché la malattia presenta un decorso estremamente variabile e molti pazienti migliorano senza trattamento, l'effetto delle terapie mediche può essere valutato adeguatamente solo in studi clinici prospettici ben strutturati, che risultano però essere molto scarsi.
Pertanto l'efficacia della terapia farmacologica rimane piuttosto poco soddisfacente.

Farmaci orali
Fintanto che la malattia è nella fase evolutiva naturale, il trattamento dovrebbe essere esclusivamente conservativo. I primi tentativi di arrestare l'avanzamento della malattia, sono stati attuati con la somministrazione di mercurio, agenti iodati, estrogeni e procarbazina, ma non si è notato una reale loro efficacia. Anche le sostanze più recenti come la vitamina E ed il potassio aminobenzoato , non sembrano efficaci nel bloccare la malattia, ma riescono però a migliorare il dolore nel 30-60% dei pazienti. Nessuno di questi agenti migliora comunque l'angolazione o riduce l'angolazione della placca. Attualmente l'uso di tamossifene sembrerebbe poter arrestare lo sviluppo della malattia, poiché aumenta la secrezione di TGF-beta, che diminuisce a sua volta l'infiammazione e riduce la fibrogenesi.

Iniezioni all'interno delle lesioni
Il tentativo di ridurre le dimensioni della placca attraverso iniezioni di corticosteroidi all'interno della placca stessa, si è protratto per circa 40 anni, ma i risultati si sono sempre rivelati deludenti.
Recentemente, in uno studio non randomizzato, la somministrazione di verapamil si è dimostrata efficace nel migliorare il dolore nel 91% dei pazienti, nel ridurre le dimensioni della placca in tutti i soggetti e nel migliorare la curvatura nel 42% di 14 uomini che si erano sottoposti a iniezioni bisettimanali nelle placche.
Le iniezioni intracavernose con alprostadil e moxisilato possono essere utili durante l'esame clinico, poiché permettono al medico specialista di stabilire il grado di deformità del pene. Inoltre, consentono di migliorare la qualità dell'erezione nei pazienti che evidenziano una disfunzione erettile.